Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post

lunedì 28 luglio 2014

une petite librairie


C’è una libreria, nel suq di Marrakech, grande quanto un armadio. Ci sono pagine di libri profumate di coriandolo e cannella e tutto intorno uomini operosi, asini, carretti, persone accovacciate accanto alla loro merce,  voci nuove e incomprensibili. 


"C’è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori. L’odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, né insegne, e neppure vetrine. Tutto ciò che si vende è in esposizione. Non si sa mai quanto osteranno gli oggetti, né essi hanno infilzati i cartellini dei prezzi, né i prezzi sono fissi"
Elias Canetti, Voci di Marrakech

venerdì 13 giugno 2014

Tutta la solitudine che meritate - Viaggio in Islanda

Decollando da Malpensa abbiamo visto la fila infinita dei TIR sulla A4 – un’ora prima anche noi ci eravamo in mezzo. Poi c’è il breve intervallo delle Alpi, i villaggi sparpagliati sui crinali come mucchietti di sassi sulla sabbia, poi la Francia, la Gran Bretagna. Guardando da così in alto ci si aspetterebbero grandi spazi liberi, la rarefazione degli esseri umani, invece è il contrario: ci si rende conto di come la solitudine sia ormai un’esperienza inconsueta, quasi impossibile, per il medio abitante dell’Europa. Riuscite a ricordare un giorno della vostra vita recente in cui non avete visto nessuno?

Claudio Giunta, Giovanna Silva, Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda,
Quodlibet, euro 19.00, pp.184
La costa dell’Islanda appare al finestrino una mezz’ora prima dell’atterraggio, l’aereo la segue per un tratto da est a ovest – perché l’Islanda è sì a nord ma è soprattutto a ovest, la Groenlandia è lì a un passo, il Canada non è lontano – e per una ventina di minuti quello che si vede è solo terra scura, montagne coperte di ghiaccio e il pennacchio di qualche geyser, che potrebbero anche essere soltanto nuvole basse. Le case cominciano più tardi. Ciò che si vede è ciò che si vedeva diecimila anni fa, ed è anche un annuncio di quella che, uscendo da Reykjavík, è la parte più memorabile di ogni esperienza islandese: ci si trova spesso da soli.

mercoledì 7 maggio 2014

Rosa Liksom, Scompartimento n.6

C’è una donna. C’è un uomo. Lei è una studentessa finlandese, riservata e silenziosa, in fuga da troppe domande a cui non sa dare risposta, immersa in se stessa. Lui è un operaio russo imbevuto di propaganda, ex galeotto, misogino, antisemita, bevitore di vodka, in cerca di una nuova occasione. C’è uno scompartimento, il numero 6, con due cuccette ed un samovar per fare il tè, troppo stretto per non forzare una convivenza e un confronto. Ci sono migliaia di chilometri di rotaie nel gelo della Siberia, la Transiberiana, il percorso ferroviario più lungo del mondo.

Rosa Liksom, Scompartimento n.6, Iperborea, pp. 235, €15,00
Lui parla, vaneggia, beve, mangia voracemente cetrioli in salamoia e cipolle. Lei ascolta, composta, talvolta disgustata ma incapace di reagire fugge dallo scompartimento, per poi tornare. Lui suda facendo le flessioni la mattina. Lei resta nel dormiveglia, si culla nel ricordo dell’amore per un ragazzo che si finge pazzo per non andare a combattere in Afghanistan e che poi in manicomio diventa pazzo davvero. Universo maschile, universo femminile.

domenica 27 aprile 2014

Saudade ovvero Viaggio a Lisbona

Fra le mie passioni rientrano i viaggi in cerca d’autore. Visitare una città leggendo un romanzo, anziché una guida, è un ottimo punto di partenza per esplorarne l’anima più profonda e nascosta, quella che può sfuggire se si va solo in cerca di monumenti o mostre o shopping. Mi è capitato di chiedere a qualche libraio di consigliarmi un libro che parlasse di una città che stavo per visitare, e da libraia ho dato qualche consiglio; quindi se siete in partenza (secondo me meglio con un po’ di anticipo) per qualche luogo citofonate e chiedete! Al vostro ritorno mi racconterete com'è stato.


L’ultimo mio viaggio in ordine cronologico è stato quello a Lisbona, città che mi fa pensare immediatamente a due autori che amo: Pessoa, che ci nacque, e Tabucchi, che la scelse (e di tanti altri autori che vi straconsiglio come Saramago, Peixoto, Pinto), e ad un concetto per me molto attraente la saudade (loro pronunciano saudagi allungando sinuosamente la seconda a e arrotolando sensualmente la g) una forma di malinconia affine alla nostalgia. Affascinante perché in un’unica parola si racchiude una commistione di sensazioni diverse, tanto che risulta vano cercare una giusta traduzione: non è semplice tristezza, ma insieme desiderio di rivivere un qualcosa di speciale che nel momento del pensiero è assente. Forse sognare? Il sogno è nostalgia, è saudade. Proviene in qualche modo da sensazioni antiche che vorremmo rincontrare e rinnovare.