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venerdì 4 luglio 2014

And the winner is...

Premi letterari. Ce ne sono così tanti che ogni giorno potrei postare la cinquina dei finalisti. Eppure se ne conoscono pochi e quando se ne parla, perlomeno in Italia, si parla sempre di questi: Strega, Bancarella, Campiello. Personalmente sono stata nella giuria del Bancarella, e non è stata un’esperienza divertente. Li seguo, più per curiosità che per altro, e non mi hanno mai orientato nelle scelte di lettura. Ultimamente in quanto libraia leggevo almeno i primi classificati, con giudizi spesso discordanti sulla vittoria. Forse la parte più divertente dei premi è proprio il confronto con gli altri lettori. Perché se in Italia siamo tutti allenatori (in tema calcio e mondiali non scriverò nulla di più di questo) siamo anche tutti critici letterari.


Quest’anno lo Strega l’ha vinto Francesco Piccolo con Il desiderio di essere come tutti. Secondo classificato Antonio Scurati con Il padre infedele. La nota divertente è che Scurati partecipa per la seconda volta a distanza di pochi anni ed arriva ancora al secondo posto. Si vocifera che poco prima dell'annuncio della vittoria avendo capito di aver perso anche questa volta, abbia detto "Che stiamo a fare qui?" e poco dopo se ne sia subito andato.

giovedì 29 maggio 2014

Nicola Manuppelli, Bowling

"Il colpo può anche andare a buon fine. Oppure puoi scoprire che le amicizie, il lavoro, la donna con cui stai, tutto ciò che sei è solamente ciò che ti è capitato. Nient’altro. Un tiro affidato alla sorte".

Nicola Manuppelli, Bowling, Barney, euro 14.50, pp. 144
Nicola Manuppelli è la voce attraverso la quale ho letto molti dei romanzi che ho amato di molti dei miei autori americani preferiti. Ha tradotto Andre Dubus (oltre a Fitzgerald, Williams, Kinder) e questo mi rende debitrice di gratitudine verso il suo lavoro per sempre. Fino ad ora è sempre e solo stato il nome del traduttore sulla copertina (o dietro, nel colophon) mentre da poco è uscito il suo romanzo, Bowling, edito da Barney editore. La sua è una voce originale, intendo personale, se vi aspettate di ri-leggere gli autori che traduce rimarrete delusi, anche se un po’ d’America fra le righe la troverete comunque.

lunedì 28 aprile 2014

Nikola P.Savic, Vita migliore

Lo sguardo del libraio che me lo ha venduto, e che ultimamente mi ha visto passargli alla cassa solo titoli Iperborea, Quodlibet e Mattioli1885 (che sono contentissima di continuare a comprare ed altrettanto felice che lui li tenga) non mi ha dissuaso. Sono curiosa. L’autore, Nikola P.Savic con il romanzo Vita migliore, Bompiani editore per chi non sapesse, è il vincitore di Masterpiece, un talent show sulla scrittura andato in onda su RaiTre che ho seguito in qualche puntata. Oddio un talent?! (già sento le voci di quelli che ma io quelle cose non le leggo, ma con tutti i capolavori che ci sono…). Io non ho pregiudizi, io leggo di tutto e se ho avuto così tanti clienti nella mia libreria è proprio perché rifiutavo di etichettare i romanzi in buoni e cattivi e mal sopporto anche la divisione di “genere”. Non avendo pregiudizi in questo senso resto curiosa.


Verissimo: spesso la curiosità mi fa prendere delle cantonate. Verissimo: spesso compro libri che vedo ben recensiti per poi stancarmi alla cinquantesima pagina. Verissimo: ultimamente le scelte editoriali della Bompiani come narrativa italiana non mi hanno entusiasmato. Però resto curiosa. Quindi? Sfoglio e leggo l’incipit, convincente. L’auto in copertina mi fa pensare al viaggio (punto positivo), le pagine non sono troppe, in caso non mi piaccia non ci avrò perso troppo tempo, il prezzo non è alto, il libraio mi toglie pure il caffè: l’ho comprato. E l’ho letto.